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La danza contemporanea nasce in Europa e negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Prosegue la rivoluzione attuata dalla danza moderna a favore di nuove espressioni corporee, che talvolta comprendono anche la recitazione. Dalla nascita della nuova danza non ci saranno più nette classificazioni tra i generi, ma tutta l’energia creativa sarà focalizzata sull’unico obiettivo di comunicare.

La contemporaneità è un luogo caratterizzato dalla contaminazione, dal melting pot, dalla presenza di più elementi che si fondono insieme per dare come risultato qualcosa di nuovo. Anche per le nuove forme coreografiche accade questo, ma non soltanto in ambito coreutico. Già dai primi anni settanta, infatti, le collaborazioni più disparate tra le varie forme artistiche danno vita a delle performance che poi entreranno a far parte a tutto titolo nella storia della danza come pilastri del cambiamento in atto. La collaborazione più celebre, forse, è quella tra il coreografo Merce Cunningham ed il musicista John Cage, ma anche Alwin Nikolais con le sue sperimentazioni elettroniche al sintetizzatore, Trisha Brown con le sue performance con videocamere e "robottini" meccanici.

Il libro di Doris Humprey, The art of making dances, scritto poco prima della sua morte, nel 1958, già contiene in sé molte delle domande a cui poi la ricerca degli anni successivi cercherà di dare delle risposte: la necessità di una motivazione profonda dalla quale il movimento possa nascere, l’utilizzo dello spazio scenico, la musica del corpo, e molto altro ancora. Un testo che precede la vera e propria nascita della danza contemporanea, ma di cui già se ne percepisce l’odore.

L’introduzione della tecnologia all’interno della creazione coreografica, che via via negli ultimi trent’anni si è fatta sempre più strada, ha aperto nuove possibilità e proprio in questo momento sta raggiungendo un ottimale livello di integrazione con la scena. Questo è stato possibile solo grazie all’importante eredità lasciata da chi ha cominciato per primo a ricercare su questa strada, che oggi è percorsa da molti. In molte creazioni contemporanee infatti possiamo vedere la presenza di video, interazione con i software, musica elettronica, proiezioni.

A seconda della storia del territorio in cui la danza contemporanea si sviluppa, la ricerca si concentra su aspetti diversi. In America per esempio la ricerca si è molto concentrata sul corpo, avvalendosi anche di pubblicazioni importanti, come il celebre testo The thinking body, di Mabel Todd, originariamente pubblicato nel 1937, un classico dello studio della psicologia umana e dell’effetto dei processi mentali sul movimento. Testi che hanno aiutato i ricercatori della danza a riscoprire un modo diverso di muovere il corpo. La compagnia di Merce Cunningham è stata una fucina di menti brillanti, oltre che di ottimi danzatori, che hanno dato moltissimo allo sviluppo della danza contemporanea: bisogna sicuramente ricordare l’incredibile lavoro sul corpo di Trisha Brown, che gettò le basi per quella che oggi viene chiamata Release technique. O anche il prezioso lavoro di Steve Paxton per la creazione della Contact improvisation, che possiamo datare nel 1972, praticata ancora oggi da molti danzatori nel mondo.

In Europa si sviluppa una ricerca che nutre un’attenzione maggiore alla drammatizzazione, alla storia. Questa attenzione ha dato vita ad esempio al Tanztheater della coreografa tedesca Pina Bausch, che ha creato un vero e proprio genere nel quale la danza e il teatro divengono una cosa sola, moltiplicando i canali comunicativi e toccando corde sottili e profonde della condizione umana.

In Italia esiste una corrente di pensiero che vuole l’arrivo della danza contemporanea nella città di Torino negli anni ’70, ad opera di Bella Hutter, che fonda il primo centro di ricerca sperimentale della danza. La danza contemporanea italiana si sviluppa principalmente tra la fine degli anni '70 e la metà degli anni '80, grazie alle figure di Anna Sagna - che costituisce a Torino il Gruppo di Danza Contemporanea Bella Hutter (1970) - e Elsa Piperno, che fondando assieme a Joseph Fontano il Centro professionale di Danza Contemporanea a Roma (1972), ha contribuito notevolmente a formare quelli che negli anni a venire saranno i principali esponenti di questa forma d'arte. Parallelamente al Centro, i due artisti hanno dato vita alla prima compagnia professionale italiana: il Teatrodanza Contemporanea di Roma.

Anche il ruolo del danzatore è molto cambiato nella danza contemporanea. Un danzatore emancipato e autore di se stesso, al quale il coreografo lascia molto più spazio creativo rispetto al passato. Molto spesso il coreografo contemporaneo delega al danzatore la creazione di frasi coreografiche, che poi assembla e inserisce in un contesto e in uno spazio. Coreografi come ad esempio Alain Platel non vengono da una formazione coreutica, ma sono assolutamente in grado di utilizzare i materiale coreografici forniti dalla compagnia per costruire straordinarie opere d’arte. Per fare questo l’improvvisazione diventa uno strumento indispensabile per la creazione coreografica. Una vera e propria tecnica di ascolto del proprio corpo e dell’ambiente, di interazione con altri corpi, grazie alla quale le idee e i concetti possono essere trasferiti al corpo e lì elaborati per realizzare il materiale coreografico che poi verrà inserito nello spettacolo.

Attraverso l’improvvisazione ogni danzatore può sondare le proprie qualità di movimento, e ricercare un proprio specifico linguaggio. Nella danza contemporanea le differenze sono quindi considerate una risorsa inestimabile da assecondare e da approfondire, proprio per far sì che un movimento peculiare possa scaturire da ogni singolo corpo.

La possibilità del danzatore di diventare autore di sè stesso ha stimolato inoltre l'affermazione del 'solo', un luogo in cui il danzatore ha la possibilità di mettere in scena una creazione tutta sua, sondando l'aspetto più intimo del sé, toccando corde profonde del proprio Io e spingendo il corpo verso il proprio limite. Molti coreografi, oltre che creare per le proprie compagnie, si sono misurati con questa forma d'arte, con risultati che sono rimasti negli annali della danza contemporanea.

L’improvvisazione non è utilizzata solo a scopo compositivo, ma trova spazio anche come tecnica performativa. Negli anni ’70 possiamo sicuramente ricordare gli ”happening” , veri e propri eventi nei quali musicisti, pittori, danzatori si riunivano in un luogo per improvvisare insieme. L’improvvisazione permette di realizzare un evento unico e irripetibile, a cui solo il pubblico presente in quel momento può assistere, e ogni volta che una performance di improvvisazione prende vita è la ricerca che respira nello spazio scenico. Il pubblico viene invitato a scoprire quello che accade nel momento stesso in cui accade.

Fonte: Wikipedia